intorno al teatro Trianon

trianon e dintorni

 

TEATRO TRIANON

Il Teatro Trianon sorge nel cuore del centro storico di Napoli, a Forcella. Più precisamente in Piazza Vincenzo Calenda (ministro di Grazia e Giustizia del Regno d’Italia), che un tempo si chiamava Piazza delle Mura Greche e che i napoletani chiamano familiarmente “ ‘O Cipp a Furcella” Troneggia, infatti, nella piazza, un gruppo di pietre di epoca greca, probabilmente resti di un’antica cinta muraria di Neapolis.

E’ pressoché bizzarro che un teatro con una storia così politicamente travagliata sorga proprio in questo luogo, un luogo che ha cambiato nome passando da una nomenclatura tutto sommato classicista ad un’altra di stampo sempre storico, ma più improntato sugli “Affari Pubblici”.

Dopo essere stato teatro principalmente musicale e, negli Anni ‘40 una sala cinematografica, il Trianon diviene un teatro pubblico e viene dedicato a Raffaele Viviani. La nomina a teatro pubblico viene fatta congiuntamente da Regione e Provincia, ma l’avvicendamento di più presidenti ne ha reso difficile la gestione. Solo l’anno scorso questo storico teatro, inaugurato strutturalmente l’8 novembre del 1911 e artisticamente nel gennaio successivo, è stato riaperto. Ha rischiato di essere svenduto e di essere trasformato in un supermercato; è finito all’asta per ben due volte, ma la caparbietà del popolo napoletano lo ha saputo mantenere in vita e se ne potrà ancora godere per tanto tempo. Attualmente il teatro è sotto la direzione di Nino D’Angelo, che già lo era stato dal 2006 al 2010.

Nel corso della sua storia, gli Scarpetta, i De Filippo, i Taranto, Totò ne sono stati gli indiscussi protagonisti, insieme ad altri autorevoli nomi dello spettacolo napoletano. Torna ad essere di nuovo simbolo della canzone napoletana negli Anni ’50 e ’60, quando diviene cornice di numerosi eventi “piedigrotteschi”.

Strutturalmente si presenta come il classico teatro all’italiana, con tre ordini di palchi, e 630 posti a sedere. All’inizio del 2000 ha subìto una complessa restaurazione durata due anni, che ha riportato alla luce un pezzo della “torre della Sirena “, unica torre ‘elevata’ di matrice greca risalente al IV o III sec. a.C. presente qui in Campania. Questo reperto si trova in platea.

 

IL TERRITORIO

Siamo a Forcella, un teatro a cielo aperto come, d’altronde, l’intera Napoli. Vittorio de Sica ci ambientò il primo episodio del suo famosissimo “Ieri, Oggi e Domani”, intitolato “Adelina”. Adelina (Sophia Loren) vendeva le sigarette di contrabbando e per non ‘andare carcerata’, si faceva continuamente mettere incinta dal marito (Marcello Mastroianni). Ma quando il marito proprio non ce la fa più e Adelina va in carcere, tutto il popolo di Forcella si autotassa per pagare la cauzione. Bellissimo l’urlo del ciociaro Marcello, che, diciamocelo, il napoletano lo sapeva interpretare proprio bene: <<Il popolo di Forcella è grande!>>

Ed è proprio la verità. Questo quartiere ne ha viste di cotte e di crude, tanto per usare un eufemismo; ma la schiettezza e l’umanità che si respirano in queste strade non la si trova da nessun’altra parte. Io ci vivo da orami dieci anni e nonostante i pregiudizi che ho avuto anch’io, come tutti, quando da studente sono venuta a vivere a Napoli vent’anni fa, posso affermare che non mi sono mai sentita di più “a casa” come da quando vivo qui. Qui trovi la vera Napoli, la Napoli tosta e tenera allo stesso tempo; una Napoli orgogliosa, a tratti anche presuntuosa, ma mai giudicante. Insomma: sono innamorata del “mio” quartiere e proprio questo pomeriggio, mentre attendevo invano una persona che ha fatto del suo essere mai puntuale una ragione di vita, mi sono lasciata cullare, seduta sulla panchina di “ ‘mbond Furcell”, nello spiazzo antistante la chiesa di San Giorgio Maggiore, dal traffico brulicante dell’ora di punta (10% automobili e 90% motorini, ovviamente) e dalle mamme che rientravano a casa con i bambini per la mano. Siamo a fine Ottobre e qui, a pochi metri da San Gregorio Armeno, già si respira la frenesia del Natale e tutti sembrano, stranamente, correre di più rispetto alla solita flemma giornaliera.

Dalla settimana prossima, i Decumani con Forcella, Spaccanapoli e Via Duomo si riempiranno nuovamente di migliaia di persone; ecco, ammetto che a novembre e a dicembre vivere qui non è affatto facile e inizio un po’ a scalpitare… Ma chi sono io per impedire alle orde di turisti di venire a scoprire chi sarà il personaggio dell’anno, rappresentato come statuina del Presepe?

IL CIBO

Di fronte al “Trianon” (teatro) c’è un’ altra “Trianon”: la pizzeria “Trianon da Ciro”. Scendendo giù troviamo la, forse più famosa, pizzeria “Antica pizzeria Da Michele”, dove si possono gustare solo due tipi di pizza: la pizza Margherita e la pizza Marinara e la pizzeria “Mattozzi”, una delle famiglie di pizzaioli storici di Napoli. Dire che solo a Napoli si mangia la pizza ‘buona’ è una ridondanza che mi sento di avallare impunemente. Quindi andare a vedere uno spettacolo in un teatro che è circondato da due delle più storiche pizzerie napoletane è già di per sé garanzia di serata perfetta.

La gestione della pizzeria Trianon non è mai cambiata, fin dal 1923. E’ stata fondata da Ciro e Giorgina Leone e si racconta che solo gli eredi titolari conoscono il segreto dell’impasto, che viene poi dato ai pizzaioli per essere lavorato. Negli anni d’oro del teatro, l’aroma della pizza ‘a ruota di carretta’ (chiamata così per le sue enormi dimensioni -35 cm di diamento-, che la facevano letteralmente strabordare dal piatto) era talmente invitante che tutti gli artisti, a fine rappresentazione, non potevano fare a meno di correre a gustarla. Non a caso, ancora oggi, questo posto è chiamato la pizzeria degli artisti.

Anche da Michele, fondata da Michele Condurro nel 1870 si segue la tradizione di ben cinque generazioni di maestri pizzaioli. Ancora oggi si impasta la pizza alla maniera di Don Michele, il quale scelse di proporre ai suoi clienti solo le due pizze in apparenze più semplici; egli non amava le “papocchie” che, secondo lui, ne avrebbero alterato gusto e genuinità.

Naturalmente ci sono altri posti dove mangiare bene, nei dintorni del nostro teatro: c’è la famosa pizza fritta de “Le Figliuole”, “Di Matteo” con “Il Presidente” e i suoi innumerevoli “figli”, “Gino Sorbillo”, una delle sedi della pizzeria “Vesi”, la pizzeria “Dei Decumani” con l’immancabile bocconcino intero a centro pizza, ma anche tanto moderno street food.

“Il Cuoppo”, ad esempio, ha raggiunto in pochi anni la notorietà, grazie alle numerose varianti del suo ‘cuoppo’ di fritti.

Proseguendo su Spaccanapoli, un altro locale degno di menzione speciale è il “Tandem”, nella sua prima sede in via Paladino. All’inizio, la particolarità di questo ristorante era la seguente: in meno tempo mangi il ragù, meno paghi. Questa strategia ha funzionato alla grande, poiché oggi di Tandem se ne contano ben quattro, dislocati in diverse zone dei Decumani. Ci si può gustare un fantastico zito al ragù, polpette al ragù che sono uno spettacolo e una genovese che è una poesia.

CURIOSITA’

“Sta’ cosa s’arricorda o’ Cipp’ a Furcella” è un’espressione napoletana che sta ad indicare che quella determinata cosa è molto vecchia.

Marianna Addesso

novembre 19th, 2016 by Vittorio De Vito_inplatea