NON MI CHIAMO TONINO


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Talvolta dimentichiamo di essere forniti di un cervello in grado di produrre pensieri ed opinioni e tendiamo a fare nostre considerazioni fatte da altri. Tutto sommato è comodo, sono già confezionate e pronte per l’uso. Attraverso una tranquilla chiacchierata col pubblico, intervallata da personaggi più o meno probabili, cerco di analizzare gli aspetti tragicomici della nostra esistenza. Fin dai primi mesi di vita siamo aggrediti da agenti esterni che provocano in noi confusione. Poi ti ritrovi adulto e questi attacchi non diminuiscono, anzi… I media fanno di tutto per disorientarci, e troppo spesso ci riescono. Ed allora usando un linguaggio semplice ed immediato, come quello che caratterizza il cabaret, tento di stimolare l’antico gusto di ridere di se stessi. Sono un italiano e di questo sono fiero. Come descrivere il nostro Bel Paese se non con una canzone: “Pittore ti voglio parlare mentre dipingi un altare…” Questa è la nostra nazione: uno lavora e gli altri, non solo guadagnano, rompono pure i coglioni! Tuto ci crea confusione: le dichiarazioni dei nostri politici, le vicende internazionali, i programmi televisivi, i giornali, perfino i foglietti illustrativi dei medicinali. Sono un italiano nonostante sono un napoletano, ed il prodotto della confusione con le mie origini dà vita al personaggio di Tonino Cardamone a cui è affidata la parte finale dello spettacolo. Riconosciuto non sano di mente dalla società in cui vive, Cardamone si diverte, con la saggezza della pazzia, a sottolineare le follie di quella stessa società. Quindi non riesce a capire, per esempio, se l’uranio si è impoverito chi cazzo si sia arricchito? La risata è liberatoria, aiuta ad esorcizzare fobie e manie dei nostri giorni, ma allo stesso tempo le mette in risalto. Forse per avere meno problemi basterebbe non prendersi troppo sul serio.

Paolo Caiazzo

 

di e con Paolo Caiazzo

Luglio 26th, 2018 by